Com'è bella Milano

Il quartiere che si estende tra Via Torino e Corso Magenta è certamente tra i più sorprendenti e affascinanti della nostra città, poiché obbliga il passante curioso a continui salti temporali.

Vi si trovano infatti resti dell'epoca romana, testimonianze del medioevo e dell'ottocento. Entrando in via Brisa ecco la prima sorpresa, qui infatti si trovano le rovine del Palazzo Imperiale Romano voluto da Massimiano alla fine del III secolo dopo Cristo, venuto alla luce durante gli scavi nel 1949. La presenza di una nutrita colonia di splendidi gatti riporta un poco all'atmosfera del Colosseo. Quasi di fianco al Palazzo sorge la torre medievale appartenente alla Famiglia Gorani. La costruzione è una delle ultime sopravvissute tra le cento torri presenti a Milano nel medioevo, che testimoniavano la grandezza e la ricchezza delle famiglie patrizie.  Ignazio Gorani acquistò nel 1699 un palazzo trecentesco, uno dei pochi rimasti ad avere una torre. Lo fece quindi sventrare e riprogettare come una sorta di labirinto, con le stanze che si susseguivano l'una con l'altra come in una spirale, arrotolate verso il centro che non raggiungevano mai, e dove doveva essere celato un segreto, che però rimase per sempre tale, poiché gli incendi che devastarono Milano nel 1943 ridussero il palazzo a un cumulo di macerie. Fu dunque in queste stanze che nacque nel 1740 Giuseppe Gorani, un personaggio assai controverso e avvolto da un alone di mistero. Rampollo di una famiglia ormai soffocata dai debiti, fu mandato a studiare al collegio dei Padri Barnabiti dove subì ogni sorta di violenze, come narrò successivamente in un suo libro di memorie che naturalmente venne posto all'indice. In seguito divenne un coraggioso combattente al soldo asburgico, un informatore di Maria Teresa d'Austria, un caro amico di Robespierre, un massone e un alchimista, si racconta che avesse creato una sorta di elisir di lunga vita. Questa sorta di Cagliostro milanese viaggiò per tutta l'Europa ospite di personaggi di spicco, chi lo conosceva affermava di non averlo mai visto invecchiare. Secondo alcune fonti morì nel 1819 portandosi dietro tutti i suoi innumerevoli segreti. Di fronte abbiamo invece la Torre Morigi che sorge nell'omonima via, un tempo nota come la Contrada della Torre dei Morigi, nobile e antica famiglia milanese. Ora questo complesso che fino a pochi anni fa non aveva ancora le tubature del gas e pertanto gli abitanti si servivano di bombole, anche l'impianto elettrico aveva un voltaggio inferiore alla media, è stato di recente ristrutturato in un asettico colore bianco che, almeno a mio avviso, ha tolto gran parte del fascino a questo storico angolo milanese, dove l'antica osteria nel secolo scorso rappresentava il luogo d'incontro di giovani scapigliati e intellettuali di tutta Italia e anche oltre i confini. Imperdibile una visita anche a Palazzo Borromeo sito al numero 12 dell'omonima piazza. Nasce come dimora privata agli inizi del XVI secolo e all'interno sono visitabili i due cortili. Nel primo sono visibili colonne e capitelli in pietra. Nel secondo cortile la facciata sinistra è interamente affrescata in stile gotico internazionale. Pregevoli i fregi in cotto delle finestre. Il portale in marmo è un vero gioiello inserito nella facciata in cotto. In alto è visibile lo stemma dei Borromeo raffigurante un dromedario. Purtroppo la chiesa di S. Maria Podone, una delle più antiche di Milano è quasi sempre chiusa, ma si può ammirare la statua di S. Carlo del tutto simile in piccolo a quella di Arona.

Vi proponiamo le visite organizzate per il mese di febbraio: 7 febbraio visita alla Cascina Boscaiola e Fondazione Branca. Ci troviamo alle ore 15.15 in Piazza Maciachini davanti all'acquedotto. 
14 febbraio primo tour seguendo le tracce della Milano Romana. Ci troviamo in piazza Castello davanti alla fontana alle ore 15.15.
21 febbraio visita al quartiere Vigentino e S. Maria dell'Assunta. Ci troviamo alle 15.15 uscita metro gialla Crocetta. 
28 febbraio secondo tour sulle tracce della Milano Romana ci troviamo alle 15.15 davanti a S. Ambrogio.
Albertina Fancetti