CULTURE DELLA MOBILITÀ E PRATICHE MIGRATORIE. ECHI D'AFRICA, D'ASIA, D'AMERICA

Martedì 20 marzo alle ore 9.00 presso la Sala dei 146 IULM Open Space in Via Carlo Bo 7 Convegno aperto al pubblico dal tema Migrazione oggi: fenomenologia, immaginario, comunicazione - Una riflessione partecipata con studiosi e rappresentanti di Africa, Asia, America Latina

“Chi sono oggi i “migranti”? Da cosa emigrano e cosa cercano? Hanno ancora un senso, oggi, definizioni come Nord e Sud del mondo? Come si costruisce la comunicazione pubblica su questi temi? Il tema delle migrazioni è quanto mai attuale, in ogni continente, e impatta su più livelli: sociale, culturale, antropologico, filosofico, religioso, ma anche politico ed economico.

Fondazione Università IULM e Università IULM affrontano l’argomento coinvolgendo rappresentanti di Africa, Asia e America Latina nel convegno aperto al pubblico “Culture della mobilità e pratiche migratorie. Echi d'Africa, d'Asia, d'America”, in calendario martedì 20 marzo, dalle ore 9.00, in Sala dei 146 - IULM Open Space, via Carlo Bo 7, Milano.

Accanto agli interventi del rettore, prof. Mario Negri, del prof. Angelo Turco, presidente della Fondazione Università IULM, e dei docenti Massimo De Giuseppe e Stefano Rolando, partecipano al dibattito Sandra Alas, ambasciatrice in Italia della Repubblica di El Salvador, Silvia Núñez García, ricercatrice dell’Università Nazionale Autonoma del Messico, Supakwadee Amatayakul e Laye Camara, entrambi ricercatori e docenti dell’Università IULM.

Mai come in questa fase della sua vicenda millenaria - spiega il prof. Angelo Turco, organizzatore del convegno - il pianeta migrante appare scisso tra uno sguardo del Nord, agitato da paure, e uno sguardo del Sud, nutrito di aspettative. Affrontiamo i temi di questa divaricazione nella loro genesi, nel loro svolgimento, nelle loro conseguenze. Tutti parlano di migrazioni, ma quelli che ne parlano non sanno comunicare tra loro e, a Nord come a Sud, non sanno dialogare con i migranti, i veri protagonisti di questa storia: non una moltitudine indistinta, ma persone, milioni, in tutto il mondo. Una faccia inaggirabile del prisma della globalizzazione. Uomini e donne, vecchi, bambini che costruiscono le loro complesse geografie mobili ora fuggendo da situazioni insopportabili, ora incalzati da bisogni primari o da aspirazioni di benessere, ora affabulati, più spesso di quanto si sia disposti ad ammettere, dalle pulsioni di un potente immaginario. Quali che ne siano le forme e le motivazioni, il migrare è una costruzione sociale che avviene seguendo gli stili, le conoscenze, le rappresentazioni delle culture del migrante, a loro volta impegnate in un serrato confronto con le culture altrui”.